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Sandro Bongarzoni [12/03/2025]
Oggi parliamo di un argomento spinoso: la differenza di compenso tra un disegnatore e uno sceneggiatore di fumetti. Si, si tratta proprio di un argomento spinoso, dal momento che ha a che fare con diversi fattori, tra cui la percezione del valore creativo, i tempi di produzione e il mercato editoriale.
Mettiamo subiti in chiaro una cosa: il disegnatore ha un carico di lavoro molto più pesante in termini di tempo e sforzo. Infatti, mentre uno sceneggiatore può impiegare alcune settimane per scrivere una storia, un disegnatore può lavorare mesi per completare le tavole. Il disegno richiede non solo la composizione della pagina, ma anche la costruzione prospettica, il tratteggio, il chiaroscuro e, se il fumetto è a colori, anche la colorazione (quando non affidata a un colorista).
Nel mondo del fumetto, lo sceneggiatore è spesso visto come il "creatore" della storia, e quindi il suo ruolo viene percepito come più autoriale rispetto a quello del disegnatore. Questo è particolarmente vero nei fumetti seriali, dove l’identità di un personaggio è legata più alla scrittura che al disegno, dato che gli artisti possono cambiare frequentemente.
Per fare un esempio concreto, pensando a Nick Raider ti viene in mente Claudio Nizzi, il suo creatore, non certo coloro che hanno contribuito alla realizzazione dei disegni, come Bruno Ramella, Gustavo Trigo, Mario Rossi, Luigi Siniscalchi o addirittura mostri sacri della levatura di Ivo Milazzo, Ferdinando Tacconi e Sergio Toppi.
Gli sceneggiatori spesso godono di una posizione più stabile nel sistema editoriale, poiché possono lavorare su più storie contemporaneamente, mentre un disegnatore è impegnato per lungo tempo su un solo progetto. Inoltre, gli sceneggiatori possono negoziare compensi migliori anche grazie alla possibilità di scrivere per più testate, diversificando le entrate, mentre i disegnatori sono spesso vincolati a ritmi serrati e non possono permettersi di lavorare su troppi progetti in parallelo.
Gli editori devono fare i conti con i costi di produzione e spesso tendono a comprimere i compensi dei disegnatori, poiché questi sono in numero maggiore rispetto agli sceneggiatori e più facili da sostituire. Inoltre, nei mercati dove il fumetto è poco remunerativo, i budget vengono gestiti in modo da privilegiare la scrittura, vista come il punto di partenza del progetto.
Esistono però eccezioni. Nei mercati americani o franco-belgi, alcuni disegnatori di punta guadagnano molto di più degli sceneggiatori, soprattutto quando il loro stile diventa un marchio di fabbrica (basti pensare a disegnatori come Jim Lee o Moebius). Nei casi in cui l’autore è sia sceneggiatore che disegnatore, i guadagni sono ovviamente più elevati.
In sintesi, il minor compenso dei disegnatori rispetto agli sceneggiatori è frutto di dinamiche editoriali consolidate, nonostante il lavoro grafico sia più lungo e impegnativo. Tuttavia, la realtà cambia in base al mercato e alla notorietà dell’artista: i disegnatori più affermati possono negoziare compensi migliori, mentre gli esordienti devono spesso accettare paghe inferiori.
Chiudo dicendo che per scrivere questo breve articolo ho scartabellato tra le mille informazioni sparse nel web sull’argomento: la più esilarante è senz’altro quella che affibbierebbe 3-4 tavole giornaliere al disegnatore.
«GALEP è riuscito in un’impresa che non riesce più a nessuno: fare un lavoro di qualità e farlo velocemente – dice Fabio Civitelli, uno degli “eredi” artistici di Galep, protagonista dell’evento di Casale di Pari – disegnava 30/40 tavole al mese. Oggi nessuno di noi ci riesce. E, poi, aveva una grande scioltezza nel narrare e una grande tecnica»